Sicilialeader del turismo enogastronomicoe oggetto del desiderio dei viaggiatori di tutto il mondo. Sarà tra le regioni preferite dello Stivale per i prossimi viaggi enogastronomici deifrancesi (66%)e deglistatunitensi (62%). A scattare la fotografia, il Rapporto 2025 sul turismo enogastronomico italiano, realizzato da Roberta Garibaldi (presidente di Aite-Associazione italiana turismo enogastronomico) con il supporto di Valdichiana Living e Visit Emilia. Dal documento emerge un’istantanea di un’isola capace di attirare flussi imponenti grazie ai suoi sapori, ma costretta a fare i conti con infrastrutture fragili e il rischio di perdere la propria anima autentica.Emanuele Savona, presidente di Agriturist Sicilia e vicepresidente nazionale, fotografa in modo chiaro la realtà che sta dietro i numeri da record:«Il primo intervento che i nostri imprenditori fanno quotidianamente in fase di accoglienza è quello di cercare di far dimenticare la strada dissestata, la spazzatura, la brutta esperienza fin troppo avventurosa che si deve vivere per raggiungere l’ambita destinazione».
I numeri del primato: la Sicilia conquista i mercati internazionali
I dati consacrano la Sicilia come laseconda regione italiana più desiderataper i prossimi viaggi a tema cibo e vino, raccogliendo una media del57% delle preferenzecomplessive. L’appeal dell’Isola è trasversale e supera il 40% dei consensi in tutti i mercati esteri analizzati, con vette di popolarità straordinarie tra ifrancesi (66%)e glistatunitensi (62%). Seguono con forte interesse i turisti svizzeri e austriaci (54%), i britannici (51%) e i tedeschi (41%), a conferma di un brand territoriale che fonde un mix di piacere del palato e bellezza del paesaggio. Tuttavia, il successo statistico porta con sé sfide strutturali: città comePalermosono oggi al centro di un dibattito sulla“gastrificazione”, ovvero il rischio che la tradizione si trasformi in una merce stereotipata ad uso e consumo dei turisti, perdendo quella genuinità che è il primo driver di scelta per il viaggiatore contemporaneo. La bellezza delpaesaggio rurale (81-88%)e la presenza diristoranti autentici (65-81%)restano infatti i fattori determinanti che spingono lo straniero a scegliere la Sicilia rispetto ai competitor mondiali.
Come gli “eroi imprenditori” trasformano l’agriturismo nella vera meta del viaggio
SecondoEmanuele Savona, questa leadership è frutto di una metamorfosi profonda: la Sicilia è finalmente uscita dal concetto anni ’80 e ’90 di meta esclusivamente balneare, portando l’entroterra e la cultura rurale al centro dell’interesse grazie anche ai numerosi podi ottenuti dai centri siciliani nel circuito dei“borghi d’Italia”. Savona osserva come l’overtourism stia spingendo il pubblico verso nuove rotte, poiché mete storiche comePalermo, Taormina, Cefalù, Erice o San Vito lo Capodiventano, nei periodi festivi: «Assolutamente invivibili tra traffico paralizzato, assenza di parcheggi e prezzi fuori controllo». In questo scenario, sottolinea come il settore stia rispondendo con una mutazione del business:«L’agriturismo diventa non più un luogo dove andare a dormire a prezzi più bassi dalla città, bensì vera e propria destinazione di viaggio». Il presidente di Agriturist spiega che, mentre vent’anni fa certe attività non erano nemmeno considerate, oggi il “vero motivo del viaggio” risiede in esperienze come icorsi di cucina tradizionale, ilcheese making, il trekking, le escursioni a cavallo e le visite aziendali. Tuttavia, denuncia undisinteresse cronico della pubblica amministrazioneverso le aree non tradizionalmente turistiche, evidenziando come laviabilità ruralesia caratterizzata da strade dissestate, spesso ufficialmente chiuse ma percorribili, e un totale abbandono della manutenzione e del decoro. Per Savona, è solo grazie alla resistenza dei titolari delle strutture – definiti“eroi imprenditori”– che il sistema regge: «Sono loro a dover compensare con l’accoglienza professionale le carenze dello Stato, cercando di proteggere l’utente finale da una realtà che spesso non è confacente alle aspettative». Proprio per questo, Agriturist Sicilia ha recentemente lanciato un programma mirato alla promozione delleattività esperienziali, con l’obiettivo di “venire incontro” in modo organizzato e professionale alle necessità degli utenti, garantendo quella verità e originalità che il mercato globale richiede a gran voce.
Lo storydoing e la rivoluzione dell’identità culinaria tra cultura e territorio
«Quando il cibo diventa solo un prodotto da consumo turistico, perde la sua funzione culturale e identitaria e si trasforma in un format replicabile», dice Luciano Pennisi, vicepresidente dell’associazione “La Sicilia di Ulisse”, secondo cui il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco va letto proprio in questa chiave: non tutela il piatto in sé, ma tutto ciò che lo circonda – usanze, rituali, materia prima, tempo, territorio e persone. In questo contesto, le associazioni hanno un ruolo chiave nel passaggio dallo storytelling allo storydoing. «Attraverso divulgazione ed educazione, possono guidare le imprese a coinvolgere il turista come attore dell’esperienza, spiegando non solo cosa si mangia, ma perché e come», aggiunge. Per “La Sicilia di Ulisse” questi principi sono centrali e rappresentano criteri fondamentali di appartenenza all’associazione. Il cibo resta un potente attrattore turistico solo se espressione autentica di cultura, identità e qualità; quando invece si rinuncia a questi valori per piacere a tutti, si perde l’anima della buona tavola. L’associazione promuove momenti di formazione e confronto per i propri associati, che sono i primi ambasciatori delle eccellenze locali utilizzate nelle loro strutture. L’uso e la valorizzazione delle materie prime del territorio sono infatti tra i requisiti fondamentali per far parte dell’associazione, insieme a una filosofia culinaria che privilegia la qualità rispetto alla quantità e l’identità rispetto all’omologazione. «Questo modello– sottolinera Pennisi –crea un gruppo coeso e consapevole, in cui ogni associato sa di condividere valori e obiettivi comuni.È proprio questa rete di imprese motivate che rende possibile uno storydoing concreto: il turista viene coinvolto in esperienze autentiche, radicate nella vita rurale e produttiva dei territori, contribuendo a costruire un futuro economico sostenibile per le comunità locali e a preservarne l’identità».
Mario Catalano